Comunicato Stampa n.14 Camera di Commercio, economia sociale: approvato dalla giunta il piano per riconoscere questa economia come terzo pilastro - insieme a pubblico e privato - dell'economia reale
Ferrara e Ravenna polo centrale per l’economia sociale non solo in Emilia Romagna: più di 2.000 organizzazioni (l’1,4% del totale nazionale ed il 16,6% di quello regionale).
“Reale è sociale, non esiste economia senza relazioni, né valore pubblico senza comunità”. Così Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna, che ha aggiunto: “Con l’approvazione, martedì scorso, del Piano d’azione territoriale dell’economia sociale da parte della Giunta, la Camera di commercio di Ferrara Ravenna riconosce formalmente il ruolo di un’economia che non misura il proprio impatto solo in termini di Pil, ma nella capacità di generare coesione, fiducia e inclusione”.
Del resto, Ferrara e Ravenna costituiscono un polo centrale per l’economia sociale non solo in Emilia Romagna, accogliendo più di 2.000 organizzazioni a impatto sociale. Un ecosistema (l’1,4% del totale nazionale ed il 16,6% delle 11.567 organizzazioni regionali), che tiene insieme economie locali, servizi pubblici e capitale umano che operano nei campi più diversi: dai servizi alla persona alla sanità, dall’educazione all’inclusione lavorativa, dalla cultura alla rigenerazione urbana. Formazione, costruzione di competenze, misurazione dell’impatto sociale (implementando l'Osservatorio dell'economia), attrazione di nuove generazioni di imprenditori, innovatori e leader, valorizzandone il potenziale di innovazione e motivazione. Queste alcune delle priorità della Camera di commercio per costruire, in sinergia con le associazioni di categoria, un modello di sviluppo che valorizzi sempre più il saper fare impresa in modo responsabile e innovativo, creando valore per sé e per la collettività.
Per riuscirci – sottolinea la Camera di commercio - serviranno un nuovo protagonismo della pubblica amministrazione, chiamata non solo a regolare ma a orientare le risorse, una finanza che sappia leggere e valorizzare il capitale relazionale, che investa sulla fiducia e sull’impatto, non solo su garanzie e margini, un’impresa che riconosca nella collaborazione con il mondo cooperativo e comunitario una risorsa competitiva e non un vincolo. Già mossi i primi passi per dare concretezza al Piano: la Camera di commercio ospiterà a Ravenna il prossimo 20 aprile la tappa del roadshow organizzato da Si.Camera, in stretta collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Invitalia, con l’obiettivo di diffondere la cultura della sostenibilità e le opportunità offerte dal modello di società Benefit, mentre è allo studio un focus dell’Osservatorio dell’economia sul valore della coesione sociale nei territori ferrarese e ravennate.
“Il vero salto – ha proseguito Guberti - non sarà economico ma culturale: passare da un’idea di efficienza che esclude a una di efficacia che include; da una crescita che consuma a una crescita che rigenera. In un tempo in cui la fiducia è la risorsa più carente, l’economia sociale rappresenta il laboratorio di un nuovo realismo economico: quello che riconosce che “reale” è sociale, che senza relazioni non c’è economia e che il valore non nasce solo dalla produzione, ma dalla connessione tra persone, territori e istituzioni. Perché la vera modernità non è produrre di più, ma produrre insieme”.
Per essere competitiva, l’impresa si “nutre” sempre più della socialità, delle relazioni, del capitale sociale presente nei territori, stringendo alleanze con altre realtà, anche con potenziali competitor, unite da legami di filiera o da obiettivi comuni e che, in questa logica collaborativa, riescono ad ampliare i mercati e la propria capacità di esportare, innovare e rendere più sostenibili i processi produttivi. Le imprese, insomma, sono coesive non solo per senso di responsabilità sociale, ma perché comprendono come la soddisfazione e il coinvolgimento delle comunità si traduca anche in migliori performance sul mercato, in una maggiore attrattività per talenti e investimenti, in una più solida competitività. La coesione, dunque, non chiude, ma apre, favorendo l’adozione condivisa di nuove tecnologie, stimolando la ricerca congiunta, accelerando la trasformazione digitale e ambientale e la costruzione di relazioni stabili e fiduciarie con il mondo della formazione e della ricerca.