Comunicato Stampa n. 8 Con 6.243 imprese, il sistema manifatturiero ferrarese e ravennate genera un valore aggiunto diretto di oltre 5 miliardi di euro, garantendo un posto di lavoro a più di 56.000 persone, pari al 20.9% dell'occupazione totale
Tra le competenze su cui puntano le imprese ferraresi e ravennati, una forte mentalità imprenditoriale (proattività e capacità di pensare fuori dagli schemi per affrontare le nuove sfide) e l’apertura al cambiamento (costante messa in discussione dello status quo e trasferimento di conoscenze)
Con 6.243 localizzazioni di impresa attive sul territorio ferrarese e ravennate (di queste, il 54,3% sono artigiane), il settore manifatturiero genera un valore aggiunto diretto di oltre 5 miliardi di euro, garantendo un posto di lavoro a più di 56.000 persone, pari al 20,9% dell'occupazione totale. Una voglia di impresa che, nelle due province, coinvolge attivamente donne (822 unità, pari al 6,1% del totale femminile), giovani (204 unità, pari al 4,6% degli under 35) e stranieri (412 unità, circa il 5,5% dell’imprenditoria estera). Imprenditorialità, produzione e occupazione, dunque, a cui va ad aggiungersi la competitività in campo internazionale, perché l’export del sistema manifatturiero ferrarese e ravennate, nel suo insieme, ha toccato, nei primi 9 mesi del 2025, quota 5,7 miliardi di euro, con una variazione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del +0,5%, che fa ben sperare in una chiusura dell’anno positiva. Numeri che mettono in evidenza la forza di questo segmento produttivo, che, insieme all’agricoltura, al commercio, alla cooperazione, ai servizi e al turismo, fornisce un contributo determinante alla crescita socio-economica dei nostri territori.
“Pensare al futuro del manifatturiero significa pensare al futuro dei nostri territori. L’impresa manifatturiera è lo spazio dell’innovazione, della tecnologia, della creatività, della bellezza, del saper fare italiano; è il punto di incontro tra umanesimo e scienza, il luogo del lavoro e della formazione. L’impresa manifatturiera insiste sui territori nel lungo periodo, costruendo e alimentando la propria competitività attraverso gli asset strategici che si concentrano negli ecosistemi della conoscenza, essa genera valore economico e sociale, in un continuo scambio con il proprio capitale umano”. Così Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna, che ha aggiunto: “C’è voglia di fare, di reagire ma, soprattutto, di incidere, puntando su innovazione, competenze e giovani generazioni: queste le priorità che gli imprenditori ferraresi e ravennati ritengono fondamentali per il futuro del sistema manifatturiero. Perché c’è un punto da cui non si può prescindere: dietro ogni innovazione ci sono donne e uomini in carne e ossa, ci sono le loro competenze, la loro creatività, la loro capacità di immaginare soluzioni nuove”.
La radiografia delle imprese manifatturiere ferraresi e ravennati
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Presentano un alto grado di diversificazione, elemento che contribuisce a rafforzarne la resilienza agli shock globali;
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sono caratterizzate da un’elevata apertura ai mercati internazionali;
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hanno consolidato negli anni un lungo processo di rafforzamento patrimoniale, con implicazioni potenzialmente positive su investimenti, resilienza e competitività (sebbene ancora non trascurabile sia la presenza di una quota di aziende relativamente fragili);
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mantengono una propensione all’investimento superiore a quella delle imprese appartenenti ad altri comparti;
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tra le competenze su cui puntano, una forte mentalità imprenditoriale (proattività e capacità di pensare fuori dagli schemi per affrontare le nuove sfide) e l’apertura al cambiamento (costante messa in discussione dello status quo e trasferimento di conoscenze).
“Oggi – ha concluso il presidente della Camera di commercio - la competizione non è più solo tra imprese o tra paesi, ma tra velocità diverse. Viviamo in un’epoca in cui ogni innovazione si misura in mesi, non più in decenni. E qui si apre un nuovo confine: quello tra chi saprà correre dentro il cambiamento e chi ne resterà ai margini. E allora serve un patto generazionale tra chi ha la visione del domani e chi ha costruito l’esperienza di ieri. I giovani portano la velocità, la padronanza dei linguaggi digitali, la spinta verso il nuovo, le generazioni più esperte portano la visione d’insieme, la profondità, la capacità di trasformare il cambiamento in valore”.