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Comunicato Stampa n. 15 - 4 aprile 2019

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ultima modifica 04/04/2019 10:23

Govoni: “Occorrono progressi decisi nella creazione di un ambiente più favorevole all’innovazione e all’attività d’impresa, va incentivata la partecipazione al mercato del lavoro, innalzata la qualità del capitale umano, aumentata l’efficienza dei servizi pubblici” - CAMERA DI COMMERCIO, OSSERVATORIO DELL’ECONOMIA: LA RIPRESA HA IL FRENO A MANO TIRATO - Bene il valore aggiunto, crescono export e produzione industriale. Strada in salita per le piccole imprese e lieve recupero delle costruzioni. Non si arrestano le difficoltà delle vendite nel commercio

Crescono valore aggiunto (vicino ai 7,9 miliardi di euro ma ancora lontano dai livelli precedenti alla crisi, quando si sono sfiorati i nove miliardi), esportazioni e produzione industriale, ma per l’economia ferrarese la ripresa ha il “freno a mano tirato”. Lo attestano i dati diffusi stamattina (venerdì 5 aprile) dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio con riferimento al 2018 e agli scenari previsionali del primo trimestre di quest’anno.

Occorrono progressi decisi nella creazione di un ambiente più favorevole all’innovazione e all’attività d’impresa, va incentivata la partecipazione al mercato del lavoro, innalzata la qualità del capitale umano, aumentata l’efficienza dei servizi pubblici”. Così il presidente della Camera di commercio, Paolo Govoni, che ha aggiunto: “Il benessere delle famiglie dipende da numerosi fattori ma è cruciale la capacità di crescita dell’economia. Possono sostenerla investimenti pubblici, complementari a quelli privati, realizzati con rapidità ed efficienza nel quadro di un progressivo riequilibrio dei conti dello Stato. Ma, soprattutto, devono continuare a rivestire un ruolo centrale nell’azione di politica economica interventi volti a rafforzare e modernizzare la struttura produttiva, a renderla più dinamica e in grado di creare maggiori opportunità di lavoro. Anche se i risultati di nuovi interventi – ha concluso il presidente della Camera di commercio - avranno bisogno di tempo per manifestarsi appieno, la loro attuazione potrà sostenere già nell’immediato la fiducia delle imprese e delle famiglie e, per questa via, la loro propensione a investire e a consumare”.

Commercio internazionale

2,6 miliardi di euro (+5,5%)

Nel 2018 sono state esportate merci per quasi 2,6 miliardi di euro, valore che corrisponde ad una variazione tendenziale positiva del 5,5%. Si tratta del valore massimo del export in termini di euro correnti degli ultimi 20 anni. La crescita delle esportazioni ferraresi nel 2018 si è diffusa in quasi tutti i settori, con soli tre comparti che registrano contrazioni per poco più di 13 milioni di euro: prodotti della pesca, chimica e trattamento rifiuti. In territorio positivo, macchinari, prodotti chimici ed automotive, comparto che aumenta il proprio peso rispetto al 2017, superando i prodotti agricoli. Il contributo più rilevante sul risultato finale, per variazione e rappresentatività, è proprio quello dei mezzi di trasporto: pur con un’incidenza sull’export ferrarese di poco meno dell’11%, l’incremento annuo si è attestato sui 55 milioni di euro (il 40% della variazione totale). Crescono a due cifre le esportazioni negli Stati Uniti (+23%), sempre prima destinazione delle merci ferraresi all’estero, ma che hanno comunque subito una frenata rispetto all’andamento dei primi 9 mesi, quando si registrava un aumento del 42%. Continua ad aumentare a due cifre anche l’export verso la Francia (+13%), terzo nostro partner straniero. Nel 2018 le imprese ferraresi hanno esportato merce in Cina per un valore di 63,4 milioni di euro, a cui corrisponde un calo di oltre 36 milioni rispetto al 2017. Tengono il mercato indiano e il mercato russo nonostante la forte riduzione dei prodotti agricoli, compensata dalla crescita dei prodotti chimici e dei macchinari. 

Manifatturiero

(imprese fino a 500 addetti)

In termini di media annuale, risultano sempre migliori i dati riferiti alle imprese con più di 10 dipendenti, mentre rimangono negative le variazioni tendenziali, seppur per pochi decimali e allo stesso livello del 2017, degli indicatori riferiti alle imprese di minor dimensione, fatta eccezione per il fatturato estero. Per i prossimi mesi, in particolare, i giudizi delle imprese sono orientati alla prudenza, con saldi negativi tra chi prevede gli indicatori in crescita e chi in calo, soprattutto per quanto riguarda la produzione (-10) e il fatturato (-8).

Artigianato

8.655 imprese attive

 

 

L’artigianato manifatturiero cresce meno dell’intero settore, con un andamento migliore per le imprese che esportano (+2,8% rispetto al 2017). Dal punto di vista della consistenza, le imprese artigiane continuano a ridursi, con una velocità costante rispetto allo scorso anno, ma più rapidamente rispetto al complesso delle imprese attive al registro delle imprese. In 10 anni la loro consistenza è calata di quasi 1.500 unità, corrispondenti ad un -14,6%, contro la riduzione comunque forte della totalità del -9,9%. La riduzione registrata nel 2018 è stata di 112 unità, quindi in leggero ridimensionamento rispetto alla media dell’ultimo decennio che è calcolata pari a -160 e praticamente confermata rispetto all’anno precedente (-117).

Commercio

6.712 imprese attive, delle quali 3.620 nel dettaglio

Il commercio conferma le difficoltà degli scorsi trimestri. La media delle variazioni trimestrali delle vendite riferita all’anno risulta di poco più contenuta rispetto al 2017, passando dal -2,7% al -2,0%. Con giacenze in prevalenza adeguate, le aspettative delle imprese commerciali per le vendite dei primi mesi del 2019 non sembrano migliorare. La crisi impatta anche sulla numerosità. Nel corso del 2018, è il settore che ha registrato la riduzione più consistente nel numero di imprese attive. A fronte di una lieve diminuzione delle chiusure, calano soprattutto le aperture, con saldi sempre negativi, in peggioramento, per l’ingrosso e il dettaglio. La quota di imprese del settore sul totale delle imprese attive si riduce di qualche decimale, rappresentando il 21,1% del totale.

Costruzioni

4.464 imprese attive

Per il settore delle costruzioni il 2018 si è concluso con un trimestre che ha registrato segnali di recupero, con un volume d’affari in lieve miglioramento (+1,5%) rispetto al trimestre precedente (+0,7%) e un trend di nuovo positivo anche per l’artigianato. Dopo tre anni, la media delle variazioni trimestrali del volume d’affare per le imprese delle costruzioni ferraresi, torna però ad essere negativa (-0,5%), a causa della battuta d’arresto registrata tra aprile e giugno. Le previsioni per i primi mesi di quest’anno sono orientate soprattutto alla stazionarietà, con l’84% del campione che prevede un volume d’affari stabile e solo un 10% in aumento. La contrazione del numero delle imprese del settore si è accentuata rispetto allo scorso anno. Le chiusure risultano in calo, ma rimangono di molto superiori alle iscrizioni (sempre in contrazione) con un saldo in peggioramento, per tutte le forme giuridiche (-98 unità contro le -88 del 2017). Il trend sembra non interessare le imprese straniere la cui differenza tra nuove imprese e cancellazioni ha ripreso a crescere, a fronte di un numero di chiusure inferiore all’anno precedente. Diminuiscono anche le imprese artigiane, con un numero di chiusure sempre molto superiore alle aperture (306 contro 227).

Mercato immobiliare

Nel 2018 il mercato immobiliare ha confermato il trend positivo evidenziato già dal 2015: il numero di transazioni del mercato residenziale ferrarese ha proseguito la risalita, con un’intensità maggiore rispetto all’ambito nazionale e al dato regionale. Nel comune capoluogo, dove ormai è il quinto anno consecutivo che si registrano incrementi, la variazione è stata per la prima volta meno intensa del dato provinciale, ma l’indicatore ha superato già il livello raggiunto nel 2011, mentre a livello provinciale si sta solo avvicinando: a fronte delle 4.154 transazioni normalizzate del 2018, nel 2011 se ne contavano 4.342. Al contrario di quanto si registra in Italia e in regione, l’andamento ferrarese risulta invece in calo per quanto riguarda il mercato non residenziale, con riduzioni a due cifre, più pesante in valore assoluto, per il terziario commerciale. Solo la voce Altre destinazioni, che comprende immobili a uso collettivo e a destinazione particolare registra una variazione positiva.

Turismo

609.457 turisti e 2,9 milioni di pernottamenti

Rispetto al 2017, il numero di turisti è calato di circa 3.700 unità (in termini relativi si tratta di un -0,6%), con un ridimensionamento percentuale uguale sia del turismo nazionale, sia di quello straniero (-0,6%). Per quanto riguarda le presenze (numero di pernottamenti), i dati diffusi dalla regione evidenziano contrazioni relative più consistenti (-3,5%), che comportano una permanenza media minore, in particolare per quanto riguarda il turismo italiano e la costa. Il numero di notti per turista rimane invece più stabile per le strutture alberghiere e il comune capoluogo. I dati riferiti ai Lidi comacchiesi rilevano variazioni negative negli arrivi, e ancor di più nelle presenze sia di italiani che di stranieri. In città crescono gli arrivi nazinali mentre, pur crescendo il numero di pernottamenti di stranieri, complessivamente si riducono le presenze.

Imprese

35.135 imprese attive e 7.474 unità locali, per un totale di 42.609 localizzazioni

Il sistema delle imprese ferrarese ha trascorso un 2018 con l’affanno, mettendo alla fine a segno un saldo tra aperture e chiusure ancora negativo. Il saldo tra nuove imprese e cessazioni risulta molto simile all’anno precedente (-283, appena più grave di 3 unità), nonostante il livello più basso del numero di cancellazioni raggiunto dal 2007 (2.079). La frenata nelle uscite, tuttavia, non è stata sufficiente ad invertire il segno del saldo per via del ridotto numero di aperture, sempre in contrazione (1.796) e al minimo storico. Dal lato delle forme giuridiche, sempre rilevante l’incremento delle società di capitale, mentre la riduzione tendenziale della base imprenditoriale è stata determinata dal più forte andamento negativo delle ditte individuali, accompagnato da una più contenuta riduzione delle società di persone. A livello aggregato, i quattro settori più significativi per numerosità di imprese, vale a dire commercio, agricoltura, costruzioni e industria, mostrano tutti segnali di arretramento anche a Ferrara, così come accade a livello nazionale. I settori che più degli altri hanno contribuito alla tenuta del sistema delle imprese appartengono quindi alle attività di servizi orientati alle attività produttive insieme a quelli destinati al consumatore finale. Le imprese giovanili, nonostante una movimentazione positiva, riducono la loro consistenza, passando dalle 2.730 unità del 2017 alle attuali 2.621 a causa della perdita dei requisiti. Per le imprese straniere, la differenza tra aperture e chiusure sempre positiva, risulta in lieve rallentamento. Con 3.105 unità continua così a crescere lentamente la loro incidenza sul totale, ora ogni 1.000 imprese registrate 88 non sono gestite da italiani, quando a livello regionale il rapporto è di 117 e in Italia di 99.

Per quanto riguarda l’imprenditoria femminile, l’andamento della movimentazione registra anche quest’anno un saldo tra aperture e chiusure parzialmente negativo, che fa registrare, al 31 dicembre 2018, 8.055 unità, pari al 23% delle imprese totali, quota più elevata dell’Emilia-Romagna.

Credito

Dal lato del credito, i dati di Banca d’Italia registrano miglioramenti, che coinvolgono in misura diversa le varie componenti dell’economia del territorio, lasciando ancora qualche criticità tra le imprese di minor dimensione. A dicembre 2018 il valore complessivo dei prestiti concessi accelera la velocità di crescita, avvicinandosi al valore registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Gli andamenti tra i gruppi economici registrano ancora aumenti generalizzati, che hanno smesso di riguardare le imprese di più piccole dimensioni. Mentre la crescita dei prestiti alle famiglie aumenta di velocità, quella delle imprese si affievolisce. Alla fine del 2018 riprende la crescita dei depositi, trend che interessa in particolare solo la componente residuale delle imprese. Per quanto riguarda il mondo del sistema produttivo, la cui incidenza rimane inferiore al 20% del totale, l’aumento tendenziale si alza di oltre dieci punti percentuali.

Protesti e fallimenti

Nel 2018 prosegue la contrazione dei protesti sia per numero che per importo. Tra le tipologie, spicca la forte riduzione degli assegni bancari, ridotti a poco più di un terzo rispetto ai numeri degli ultimi anni, con un valore più basso di 600mila euro al confronto con il dato del 2017. Le cambiali si confermano il titolo di credito più protestato, rappresentando oltre l’81% del totale. Nell’ultimo anno sono diminuite del 12% in numero e del 25% in valore ed un valore medio per titolo che scende sotto i 900 euro (contro gli oltre 1.400 del 2008).

Le sentenze di fallimento sono aumentate rispetto allo scorso anno, a causa della crescita avvenuta tra le attività del terziario e in particolare nelle imprese del commercio. Ma il dato di 52 nuove aperture supera di sole 7 unità il valore del 2012, anno del sisma che ha registrato il minimo della serie.

Popolazione

 

 

Al 1° gennaio 2019 si stima che la popolazione della provincia ammonti a 345,7 mila residenti, in calo rispetto allo scorso anno di circa 1.300 unità. Aumentano invece i residenti stranieri, che superano le 32mila unità e rappresentano il 9,4% della popolazione. Dopo un 2017 caratterizzato da un piccolo segnale di ripresa dei nati, nel 2018 tornano a calare scendendo sotto le 2.000 unità (non accadeva dal 1995), accompagnati da un consistente calo dei decessi, tornati al di sotto delle 4.800 unità. Il saldo naturale raggiunge così le -2.779 unità (il record negativo del 2017 era di -2.917 unità). Tra le 1.989 nascite, più di un quinto (443) riguardano stranieri residenti, confermando il dato 2017. Il tasso di natalità si abbassa al 5,8 per mille residenti, quando per l’Italia è stimato al 7,7 per mille e in Emilia-Romagna al 7,5.

Il tasso di mortalità scende di qualche decimale, al 13,8 per mille, dopo aver raggiunto lo scorso anno uno dei valori più alti tra quelli misurati dal secondo dopoguerra. Il saldo migratorio netto con l’estero di 1.448 unità è frutto di 2.217 iscrizioni e 769 cancellazioni, calate entrambe nel corso del 2017, e rappresenta quasi la metà di quello conseguito nel 2010, momento di massimo storico per i flussi migratori internazionali per Ferrara. Il trend è in linea con quanto accade a livello nazionale.

Allo stesso tempo, non arretra il processo di invecchiamento, assoluto e relativo. Gli ultrasessantacinquenni sono 96.650, il 28% della popolazione ferrarese (la percentuale italiana si ferma al 22,8%); quelli con più di 75 anni e sono 51.079 ossia il 14,8%. In diminuzione risultano sia la popolazione in età attiva (15-64 anni) sia quella fino a 14 anni di età. L’indice di vecchiaia, il rapporto tra under 14 e over 64, cresce al 255,9%. Berra, Jolanda di Savoia, Copparo, Ro e Fiscaglia i comuni con i valori più elevati, mentre i territori con gli indicatori più bassi sono localizzati nei comuni di Cento, Poggio Renatico, Terre del Reno, Vigarano Mainarda e Lagosanto.

Mercato del lavoro

Segnali contrastanti provengono dal mercato del lavoro. Secondo la rilevazione Istat sulle forze di lavoro a Ferrara, calano le persone in cerca di occupazione, passate da oltre 15mila a 14mila (lo scorso anno il calo era stato almeno doppio), mentre diminuiscono anche gli occupati. In un anno si sarebbero persi circa 2.500 occupati, con un tasso di occupazione in calo (66,8%), in particolare per quanto riguarda la componente femminile. Il tasso di disoccupazione continua a diminuire, confermando il valore a una cifra (9,1%), inferiore al dato medio dell’Italia (10,6%). Rimane invece superiore al 10% la disoccupazione femminile, diminuita in un anno di 1,2 punti, quando la maschile ha recuperato qualche punto decimale. Come lo scorso anno, al contrario di quanto accade in Italia e in regione, a Ferrara città, il tasso di disoccupazione giovanile della prima fascia (15-24 anni) è cresciuto, passando dal 34,7% del 2017 al 36,5%, superando il dato medio italiano (32,2%), mentre due anni fa era calato di quasi 10 punti percentuali. Il risultato è da attribuire alla sola componente maschile. Nel 2018 cala ancora il valore delle ore autorizzate di cassa integrazione per le aziende ferraresi, grazie all’andamento di quelle riferite alla straordinaria e deroga. Sono state richieste dalle imprese ferraresi 1,5 milioni di ore, prevalentemente in ordinaria che torna a crescere senza però raggiungere i valori complessivi pre-crisi.

 

 

 

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